Fedex e la rescissione del rapporto con Amazon

Eccoci arrivati al punto che abbiamo annunciato … PRIMA DI PARLARE DI SOLUZIONI dobbiamo avere chiari tutti i nostri problemi, gli aspetti sui quali dobbiamo migliorare, aver chiaro lo scenario competitivo all’interno del quale siamo posti e, a nostro avviso, dobbiamo partire con il fare chiarezza su una cosa:
quando parliamo di e-marketplace, quindi ad esempio di Amazon, tutti gli sforzi che dobbiamo fare devono essere compresi nel prezzo finale che andiamo a far pagare, tale così da soddisfare tutti i contraenti (industria che produce, distribuzione che supporta in logistica e venditore che vende direttamente o, come in questo caso con un Marketplace, come tramite).

Quando ci troviamo di fronte, come in questo caso, ad Amazon che rappresenta sia il venditore, sia il partner logistico anche se il venditore vero è proprio è il negozio “X”, ma tutti conoscono e riconoscono … Amazon! … tanto che inizia anche a fare prodotti a marchio proprio o sotto la sua “egida”.

È quindi uno degli interlocutori, il più importante, quello che ha le vere chiavi di accesso al mercato, ha una posizione predominante nel rapporto e quindi può “imporre” le proprie condizioni tecniche ed economiche, per cui il venditore del singolo negozio che opera tramite questo tipo di filiera, rischia di doversi accontentare delle marginalità indotte e governate da altro.

Continuiamo a ripetere che, se il potere di acquisto dei vari negozi è di certo, in generale, differente tra loro, il prezzo di mercato, al quale tutti si devono allineare (verso il basso per via della ovvia concorrenza), è quello che deve poter determinare le marginalità di coloro che vendono e che non possono scegliere di fare altrimenti.

In questa guerra di prezzo l’erosione dei margini per chi vende è spesso la prima causa di fallimento della propria impresa!

Ne sanno qualcosa le tante belle aziende di elettronica e non solo che sono saltate, in questi ultimi anni, per non aver potuto contenere lo tsunami portato dall’avvento dei vari e-marketplace.

Chiaro è che, quando il prezzo viene allineato verso il basso ed i competitor non hanno tutti la stessa potenzialità di acquisto, le stesse condizioni commerciali (ecc. ecc.) qualcuno, per non dire tanti, va in carenza di marginalità.

Non si può agire sulla logistica e non si può rivedere il proprio rapporto con il marketplace … si può solo pensare di continuare a fare una battaglia di prezzo fino a quando le marginalità derivanti, riescono a sostenere il tutto.

Tutto questo, sul lungo periodo, genera un problema … un grande problema!

FedEx, uno dei più grandi operatori logistici al mondo e, del quale, non si può certo dire che non sia grande, competitivo e pieno di risorse, visti anche i suoi numeri (oltre 68 miliardi di dollari il fatturato, 400.000 collaboratori, 160.000 veicoli e 657 aerei, ossia la terza flotta mondiale, dopo la Delta Airlines e la American Airlines) ha deciso, nel 2019, di porre fine alla sua partnership strategica con Amazon.

Vi chiederete, perché? La risposta è semplice: perché Amazon è ormai troppo grande per qualsiasi tipo di società ed il rapporto di forza è di gran lunga sbilanciato nei suoi confronti, il che significa bassi margini per il lavoro di consegna e condizioni di lavoro troppo stringenti.

A tal proposito vi consigliamo la lettura di questo interessante articolo su Fortune Italia sul perché FedEx ha deciso di abbandonare Amazon.

Questa notizia ha visto in rete tantissimi commenti perché sembrerebbe avere come dell’incredibile … ma è quello che prima o poi succederebbe a chiunque.

Amazon diventa ingestibile per qualsivoglia società, cresce troppo in volumi e le marginalità derivanti sono decisamente stringenti per tutti.

Questo vuol dire che, anche chi pensa di fare la sua fortuna o investire il suo futuro nella vendita tramite il portale omonimo, sbaglia di grosso.

Una cosa è certa: quando si rinuncia a fatturati così importanti, non sono i ricavi il problema perché le entrate sono ingenti ma le marginalità derivate non compensano tutti gli sforzi …. torniamo ad invitarvi a leggere questo interessante post dove ci sono anche tutti i numeri snocciolati e rendono molto bene l’idea.

In questo caso il problema è doppio: ovvio che, ogni importante operatore logistico, ha come principale ambizione quella di annoverare i migliori e più grandi clienti (e quindi anche Amazon), ma se poi ti accorgi che il rapporto  in % tra sforzi, volumi generati e marginalità derivanti, è a dir poco esiguo, ti conviene fare delle riflessioni; se poi, come sta succedendo, Amazon diventa pure un operatore logistico in proprio e quindi, potenzialmente domani, anche un concorrente sul mercato, le riflessioni possono e devono diventare azioni!

Questo è stato il caso di FedEx che ha mollato la presa.

Qualcuno prenderà ora il suo posto, magari anche a condizioni peggiorative, ma domandiamoci PERCHE’ un gigante come FedEx ha rinunciato ad un cliente così importante …. E non è certo per mancanza di voglia di crescita.

Tutto ciò deve insegnarci molto e farci domandare anche “chi sbaglia cosa”, allora dobbiamo fermarci e riflettere.

Non è che quello che sta accadendo con i trasporti, accadrà anche con i venditori? Quali saranno i risvolti di quelle 243.000 referenze che Amazon ha deciso di mettere sotto il proprio marchio?

Avete pensato di vendere tramite Amazon? Bene, a nostro modesto avviso guardatevene bene se non volete arrivare ad una perdita nel tempo e risorse!

Meglio qualcosa creato a propria misura, sul quale investire nel tempo ma che comunque resta tuo.

Non continuate quindi a stampare volantini solo perché avete sempre fatto così, non continuate a rinnovare degli inutili programmi di fidelizzazione dei clienti solo perché lo fanno tutti!

E’ ora di prendere l’iniziativa!

Quando evolvere ed iniziare a fare degli investimenti realmente mirati per proteggere quello che è il nostro vero patrimonio, ossia i nostri clienti?

Tutti i capitoli di: Fidelizzazione 2.0

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su email
Email

Torna ad inizio pagina